03-01-2015

Intervista a Frank Lesi


Studiare alla Music Academy significa molto più che “andare a lezione” di una qualsiasi materia: significa apprendere da un team di grandi professionisti, sia in contatto individuale che collettivo, confrontandosi con altri studenti e lavorando sullo sviluppo di progetti; crescendo grazie a materie e stili tra i più variegati ed arricchenti.

Scopriamo in questa intervista Frank Lesi, uno dei nostri “veterani”.

Da quanto tempo suoni la chitarra? Cosa o chi ti ha ispirato per la prima volta? Ho iniziato a suonare la chitarra a 14 anni, spinto dalla curiosita’ di vedere alcuni miei amici che suonavano i classici hard rock dell’epoca (Guns n roses, Iron Maiden..). Studiavo pianoforte dall’eta’ di 8 anni per cui avevo un forte background musicale, grazie soprattutto a mia madre, appassionata di musica. Inoltre ho sempre ascoltato musica fin da giovanissimo, mi ricordo gia’ alle elementari ascoltare bon jovi, europe, iron maiden (l’ascolto di “seventh son of a seventh son” fu una vera rivelazione..). Alle medie un mio compagno mi fece ascoltare Eruption di Van Halen e rimasi folgorato, era la cosa piu’ bella che avessi mai sentito! Insomma tutto portava all’amore con le sei corde!

Tre chitarristi che salveresti nell’arca di Noè? Oddio questo e’ un domandone, nella mia vita artistica sono venuto a contatto con tanti generi musicali che mi hanno appassionato e che ho profondamente studiato, per cui ho ascoltato e amato moltissime celebrita’ della chitarra. Se proprio fossi costretto a salvarne tre, in ordine sparso direi : Steve Lukather per il suo essere msucista completo a 360° (chitarrista, cantante, autore, arrangiatore), Joe Satriani per il suo perfetto balance di gusto melodico, virtuosismo sempre al servizio della canzone e originalita’ delle sue composizioni, Richie Kotzen un talento incredibile, chitarrista sopraffino e cantante con una profondissima anima soul. Se poi sull’arca ci stringiamo, troviamo un posto anche per Eddie Van Halen, semplicemente “dio” della chitarra.

Da alcuni anni sei product specialist. Parlaci della tua esperienza come dimostratore Fender. E’ un’esperienza che mi coinvolge molto sia a livello di tempo che, cosa piu’ importante, a livello di cuore e passione. Le chitarre Fender e in particolare la Stratocaster sono sempre stati i miei strumenti preferiti, bene prima di iniziare a lavorare come product specialist.Insomma nella eterna disputa Fender/Gibson, mi sento fenderiano e fenderista al 100%! Dico sempre che questo lavoro per me  e’ come per un ferrarista lavorare in Ferrari. La parte piu’ gratificante e’ il contatto quotidiano che ho con i negozi e con i chitarristi di tutta Italia e il sentire che le Fender per loro non sono dei semplici strumenti musicali ma dei veri e propri sogni.Ho poi avuto l’opportunita’ e l’onore di suonare con alcuni musicisti americani molto bravi, Greg Koch, Nick Di Virgilio, Reggie Hamilton, e sono state esperienze che mi hanno molto formato.

Ritieni sia importante studiare musica oppure ritieni che il rock si impari “sulla strada” come negli anni 60/70? Sono stato sempre uno “scienziato” della chitarra, quando avevo 19 anni, stregato dai guitar heroes, pensavo che se avessi saputo tutti gli accordi e le scale, sarei stato il chitarrista migliore del mondo. Mi buttai quindi sullo studio scientifico e approfondito di ogni angolo dello strumento e l’anno di studi al Los Angels Music Academy insieme, tra gli altri, al grande Frank Gambale, che come me ha lo stesso approccio analitico allo strumento, e’ stato sicuramente molto formativo e sono arrivato ad avere un’ampia conoscenza teorica dello strumento.
Poi pero’ andavo a sentire dei miei amici che conoscevano solo la scala penatonica e una posizione della scala maggiore e suonavano molto meglio di me. Capii ovviamente che la musica non era solo “studio analitico” ma in maggior parte espressione artistica e linguaggio personale di ogni singolo individuo. Iniziai quindi a dedicarmi a suonare il piu’ possibile con chiunque, in qualsiasi jam, prova o gruppo che incontrassi. Sentivo la necessita’ di veicolare cio’ che avevo studiato tanto intensamente dalla testa alle mani, passando per il cuore. Ero insomma alla ricerca della mia “estetica”musicale, del mio linguaggio artistico personale. Fu un periodo molto frustrante perche’ non riuscivo ad esprimere tutto cio’ che sapevo in musica che mi soddisfacesse. Dopo anni iniziai ad acquisire la maturita’ artistica e la consapevolezza di cio’ che stavo suonando, arrivando ad un buon bilanciamento tra conoscenza teorica ed espressivita’ artistica.
Sono quindi un sostenitore del perfetto bilanciamento tra i due aspetti. E’ FONDAMENTALE studiare a lungo e profondamente il proprio strumento  e la musica, perche’ si acquisiscono le fondamenta per essere sicuri e solidi in qualsiasi contesto lavorativo; e’ altresì altrettanto FONDAMENTALE fare molta pratica sul campo, suonare con chiunque, mettersi sempre in gioco, ascoltare e imparare ad apprezzare il messaggio artistico di ogni genere musicale. Diffido di chi ha un approccio  “sulla strada” dello strumento, certo ci sono stati grandi musicisti che hanno avuto ,soprattutto nel passato, un’esperienza e un apprendimento solo sul campo (Jimi Hendrix, Stevie Ray Vaughan, George Benson, John Coltrane…), ma sono pochi ed isolati. Tanti altri invece hanno dedicato tanto tempo allo studio (Joe satriani, Yngwie Malmsteen, Paul Gilbert, John Petrucci, Robben Ford, Mike Stern, Eric Johnson, Dave Weckl…) unito ovviamente all’esperienza reale di suonare con tanti gruppi, facendo quindi del bilanciamento di cui ho parlato prima la loro via maestra per esprimere la propria arte con sicurezza ed espessivita’ ed arrivare ai cuori di tutti i loro fans, me compreso!

Cosa consiglieresti ad un giovane che si vuole avvicinare ad uno strumento musicale in generale? Quale il migliore approccio per imparare?  Ad un giovane consiglierei come dicevo prima tanto studio, giorni e giorni passati in compagnia del proprio strumento,  e tanta voglia di mettersi in gioco, di buttarsi in tutti i gruppi, le jam, le prove, con apertura, voglia di ascoltare chi e’ piu’ bravo, e voglia di apprendere.
Come consigli pratici ne do di solito 3: 1-andare alle clinics di qualsiasi musicista famoso, soprattutto di quelli non del tuo strumento, per capire come ragiona chi condivide con te musica con un altro strumento. 2-esercitarsi sempre col suono pulito e col metronomo, che deve diventare il tuo “migliore amico” 3-ascoltare e provare ad assimilare tanti diversi generi musicali. Quando studiavo a Los Angeles, nelle aule della scuola c’erano appesi dei cartelli che chiamavamo “the Three Ps” “Practice, Patience, Perseverance”! VERO!

Progetti futuri? Al momento il lavoro con Casale Bauer, l’insegnamento al Musicacademy (dove ormai, dopo 13 anni ininterrotti di insegnamento, mi considero un “proud veteran”!) e vari concerti mi tengono, per fortuna, molto occupato nel music business. Questi tre lavori nell’ambito della musica li considero una vera e propria missione, quella appunto di celebrare e onorare questa meravigliosa arte nelle sue diverse sfaccettature. Spero di trovare il tempo per finire il mio disco solista, che e’ un progetto che ho da un po’ di tempo e che vorrei terminare.

Bologna è città Unesco della Musica ed anche la tua città. Come è cambiata la scena musicale negli ultimi 20 anni e quali sono i punti di forza rispetto ad altre città italiane o internazionali? E’ chiaro che la Bologna musicale del 2015 e’ in una situazione difficile, fa quasi sorridere che sia capitale della Musica una citta’ in cui ci sono sempre meno locali in cui esibirsi e che porta pochi artisti internazionali in citta’. Certo il passato e’ glorioso, se pensiamo a tutti i cantanti nostrani che sono diventati famosi in tutta Italia partendo dalle due torri e dintorni e a tutti i validissimi musicisti della zona che li hanno accompagnati, Bologna e’ stata autenticamente il cuore pulsante della “music valley”. Quel momento pero’ e’ terminato e oggi ci e’ rimasto ben poco di quel periodo. Ritengo che si possa fare veramente poco per invertire questa tendenza, in gran parte dovuta alla crisi economica che ha purtroppo spostato le priorita’  delle persone ai beni “primari”,tralasciando sempre piu’ quelli non strettamente necessari come ad esempio la musica. Penso sia inutile quindi scagliarsi come sempre contro le istituzioni etc etc. Bisogna solo aspettare che ritornino periodi migliori e di riflesso la situazione musicale tornera’ a migliorare.